• Deborah Massimini

BELLEZZA NASCOSTA: TRA TENNIS E ARTE.

Ennesimo sfregio alla bellezza della città, o nuova forma d’arte? Il Tennis Club Bonacossa, il più famoso di Milano, ospita il progetto Writers on Writing.



L’istituzione del tennis milanese: storia

Il TCMAB (Tennis Club Milano Alberto Bonacossa) è un’istituzione nel mondo del tennis, per Milano e anche per l’Europa; famoso tra i suoi eventi il Trofeo Bonfiglio, campionato internazionale d’Italia Juniores maschili e femminili.


Il Club viene fondato nel 1893 in via Arimondi, e successivamente intitolato al conte Alberto Bonacossa, che con il suo impegno pone le basi per la sua crescita. Il Club diventa in pochi decenni punto d’incontro di sport, politica, arte, amicizia e mondanità, il “fiore all’occhiello di Milano”; sui suoi campi si formano alcuni tra i grandi campioni del tennis italiano, tra cui Fausto Gardini, Antonio Maggi, Sergio Tacchini, Lea Pericoli e Lucia Bassi.

Oltre a un punto di riferimento dello sport milanese, il Club è anche un gioiello architettonico famoso nel quartiere Portello, nascosto dal muro di cinta, opera del noto architetto Giovanni Muzio. Nel 1922, quando il conte Bonacossa gli affida il progetto, Giovanni Muzio non ha ancora niente della sua fama. È un giovane architetto 29enne che ha appena terminato di realizzare la sua “opera manifesto”, la cosiddetta Ca’ Brutta in via Moscova, così chiamata per le impressioni negative suscitate al momento della realizzazione. Nessuno invece si sogna di chiamare brutto il nuovo edificio del Club: linee tondeggianti, facciata orientata al riparo dal sole, decorazioni liberty; esprime perfettamente lo spirito della Milano del tempo. Tanto che oggi la soprintendente Antonella Ranaldi ha avviato per queste due opere la procedura di vincolo monumentale, per tutelare lo «stile inconfondibile, modernamente classico» di Muzio.



Writers on Writing

Il muro del TCMAB diventa tela bianca, e il quartiere Portello si arricchisce di una “nuova” opera d’arte. Il progetto di cui parliamo è Writers on Writing e risale al 2015, quando la Fondazione Pasquinelli, con il contributo di Gherardo Colombo, assegna a tre street artist il compito di interpretare le regole dello sport sul muro di cinta del Tennis Club. La Fondazione Pasquinelli si occupa di arte e musica, con una grande attenzione al sociale, mentre il giurista Gherardo Colombo ha condotto per anni una battaglia sull’importanza della legalità. Finalmente anche a Milano, come nelle maggiori città europee, la street art inizia a essere percepita come forma d’arte e, in quanto tale, favorisce l’inclusione: quello che sarebbe potuto rimanere un semplice muro, un elemento di divisione tra spazio pubblico e privato, diventa infatti “spazio di dialogo tra mondi”. Non solo opera di abbellimento di un quartiere, ma spazio di avvicinamento e conoscenza del diverso.


I tre artisti in grado di trasformare venti metri di muro in un’opera d’arte sono stati scelti da STRADEDARTS, nota urban gallery di Milano, e sono KayOne (nome d’arte di Marco Mantovani), Korvo aka Korvuz Korax e Stefano Phen; compiono la loro impresa in dieci giorni di lavoro e di libera performance aperta al pubblico. Il valore aggiunto al progetto è il tema, collegato non a caso all’edificio che ospita i murales: la legalità nello sport, l’importanza di applicare le regole e avere un approccio positivo a questo mondo. I testi scultorei, realizzati da Andrea Famà, Gabriele Nicola, Daniele Coppola, comprendono citazioni di Eugenio Montale, Nelson Mandela e della Costituzione Italiana: 3600 battute per richiamare l’attenzione al rispetto delle regole e mostrare come sia possibile far convivere arte visiva, scultura, impegno civile. L’invito è a praticare sport senza voler prevalere a qualsiasi costo, a vincere rispettando l’avversario, ad avere il coraggio di ricominciare dopo una sconfitta. Le opere trasgressive degli street artist vengono usate per spiegare come rispettare sé stessi e gli altri, a dimostrazione del fatto che non sempre strada e legalità sono due poli opposti. In questo caso, sulla strada si snoda l’appello a lasciare da parte l’illegalità e la violenza. Per Writers on Writing lo sport non è competitività esagerata, diritti televisivi e business clandestini; lo sport è un valore neutro, e il popolo che lo ama rivela la democrazia. L'ulteriore porzione del muro di cinta, lungo il perimetro di via Arimonti, è frutto del Progetto ACE, richiesto direttamente dal Tennis Club Bonacossa all'artista Key-One.


C’è stato e ci sarà chi vedrà in quest’opera l’ennesimo sfregio alla qualità visiva di Milano; a costoro rispondiamo che un monito per la civiltà e la legalità non avrebbe potuto trovare luogo più accattivante e visibile di uno dei Tennis Club più famosi della città.



Il rinascimento della street art

I murales a Milano sono sicuramente uno dei grandi nervi scoperti della città, vista la quantità che sommerge muri, strade e perfino treni e bus. Per decenni non è stata fatta nessuna distinzione tra il vandalismo e la cultura underground del writing, a cui si devono capolavori funzionali come quello sul muro del Tennis Club Bonacossa. Solo negli ultimi anni il centro di Milano sta scoprendo nella street art un nuovo mezzo di decorazione e valorizzazione urbana; infatti, quest’ultima, nata come movimento delle periferie, sta vivendo uno sdoganamento che da alcuni è stato definito “piccolo rinascimento”, tanto che il Graffitismo è oggi la corrente artistica più diffusa al mondo. Sono sempre di più i negozi privati e le associazioni che decidono di dare ‘nuova vita’ agli edifici affidandosi ai writer: in certi casi abbiamo esempi di vera e propria arte, degna delle migliori gallerie; nel peggiore dei casi, le opere hanno l’indiscusso merito di colorare le grigie vie della città. L’esempio lampante di questa rivalutazione della street art è Banksy: il writer inglese ha iniziato la sua carriera per le strade, e oggi è così famoso da vendere le sue opere a più di 8 milioni di euro.

Le iniziative di Urban Art, riconosciute ormai come arte contemporanea, permettono inoltre una crescita economica e sociale delle città, perché la possibilità di visitare mostre e assistere a esibizioni artistiche dal vivo, rare in altri ambiti artistici, attira un cospicuo numero di visitatori. Con la street art diventa prioritaria la partecipazione attiva emozionale dello spettatore. Tutta questa trasformazione contribuisce ad avvicinare Milano alle maggiori grandi capitali europee, in cui è ben chiaro il potenziale della street art, e il confine che la separa dal vandalismo.


Ph credits: immagini del muro di cinta del Tennis Club Bonacossa, su via Arimonti, fornite da Fondazione Pasquinelli.

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